Il Sapere in Rete:Enciclopedie & Biblioteche

Treccani on-line
La conoscenza è un bene di tutti. Treccani vuole condividerla in Rete e per farlo pubblica on-line parte delle sue risorse enciclopediche. Treccani, dunque, si apre ad Internet e invita chiunque sia interessato a partecipare, suggerendo parole chiave utili a creare percorsi tematici e ricerche incrociate, pubblicando commenti e opinioni, discutendo e scambiando interessi nella comunità. Nelle sette aree tematiche, ogni parola all’interno dei testi è collegata al Vocabolario e alle Enciclopedie on-line: basta cliccare due volte su un termine per trovare la relativa descrizione e capirne il significato. Gli utenti possono scaricare la toolbar Treccani per poter effettuare ricerche per parole chiave direttamente dal browser del computer e possono entrare a far parte di un social network culturale dove nascono idee, si condividono pensieri e circola la conoscenza. Nel portale Treccani anche una web Tv con una serie di filmati particolarmente interessanti.
I Link :
Treccani (portale)
Biblioteca Europeana: on-line tutta la cultura europea
Europeana.eu: il primo EuropÈs digital library, museum and archive. Il progetto è davvero impegnativo e molto affascinante e consiste nel raccogliere online tutto quello che la cultura europea ha saputo produrre in secoli di storia e di progresso. L’ambizioso obiettivo di Europeana punta a portare in Rete, a disposizione degli utenti di tutto il continente, e non solo, ben 10 milioni di documenti entro il 2010. Libri, ma anche filmati, immagini, musica. L’accesso, ovviamente, è consentito nelle 21 diverse lingue europee. La fruizione di tutto il materiale è semplice ed intuitiva e permette di conoscere il patrimonio conservato nelle biblioteche, musei ed archivi di tutta Europa.
I Link :
Europeana
Open Library: on-line tutti i libri del mondo
L’intento dei creatori di Open Library è assolutamente ambizioso, ma non per questo poco importante o assurdo. Open Library vuole raccogliere tutte le informazioni esistenti relative ai libri pubblicati in ogni angolo del mondo e, soprattutto, vuole rendere tali informazioni disponibili gratuitamente agli utenti Internet. Si tratta, in pratica, di una sorta di immensa biblioteca nella quale poter reperire notizie sui libri, recensioni, annotazioni e tutto ciò che ha a che fare con il mondo librario. Gli utenti hanno facoltà di interagire tra di loro e di dare tutto il loro apporto al sito affinché diventi sempre più ricco e aggiornato.
I Link :
Open Library
Biblioteca Digitale Italiana: libri antichi gratis
Nella Biblioteca Digitale Italiana sono raccolte ben 50.000 opere in lingua italiana. Il sito è stato presentato presso la prestigiosa Accademia Nazionale dei Lincei ed è nato da una importantissima iniziativa del Ministero dei Beni Culturali. La Biblioteca Digitale Italiana è il frutto di almeno sei anni di lavoro ed ha come obiettivo quello di rendere disponibili a tutti gli utenti Internet quei testi che, normalmente, essendo rari, antichi e molto particolari, non sono facilmente consultabili. Il patrimonio posseduto dalla Biblioteca è rappresentato da circa 50.000 (9 milioni di immagini), il tutto è ripartito in tre grandi aree: argomento musicale, storico-letterario e scientifico. Molti sono i testi antichi, incunaboli in lingua volgare, opere medievali e così via. Una ricchezza immensa che, finalmente, in versione digitale, viene messa a disposizione di tutti.
I Link :
Biblioteca Digitale Italiana
Accademia Nazionale dei Lincei
Biblioteca Personale: da creare e gestire on-line
LibraryThing è un servizio online che permette a tutti gli utenti appassionati di libri e di lettura di realizzare la propria biblioteca virtuale. Basta catalogare tutto ciò che si possiede o che si vorrebbe possedere, anche attraverso la pratica introduzione del codice ISBN. LibraryThing permette di avere a disposizione il catalogo completo di tutti i libri in commercio oltre a quello dei libri contenuti in 11 grandi biblioteche italiane. In questo gigantesco universo, gli amanti dei libri possono conoscere persone con gusti di lettura simili e confrontarsi con loro. Una volta creata la biblioteca virtuale, è possibile inserirla anche all’interno di un blog a ricorrendo una stringa di codice da copiare e incollare.
I Link :
LibraryThing
La Svizzera entra in Schengen
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| IlSole24Ore, 12 dicembre 2008 | ||||||
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La Svizzera entra ufficialmente a far parte dell’area Schengen. Da venerdì 12 dicembre non ci saranno più controlli delle persone alle frontiere, ma solo sulle merci. Un traguardo che arriva alla termine di anni di negoziati tra la Confederazione e l’Unione Europea, su cui però pende una spada di Damocle.
L’8 febbraio infatti il popolo svizzero sarà chiamato a pronunciarsi sul decreto federale del 13 giugno 2008, con cui la Confederazione ha approvato il rinnovo dell’Accordo tra Svizzera e Ue sulla libera circolazione delle persone e la sua estensione a Bulgaria e Romania. Se al referendum vincesse il no, la Svizzera rischierebbe infatti di uscire da Schengen pochi mesi dopo esserci entrata. L’accordo sulla libera circolazione fa parte del primo pacchetto di accordi bilaterali che la Svizzera ha sottoscritto con l’Ue. Patti vincolati tra loro da una clausola detta “ghigliottina” che prevede che se solo uno non viene rinnovato, anche gli altri vengono a decadere. Gli accordi del 1999 non sono solo sulla libera circolazione delle persone. Ma riguardano anche temi come il commercio, l’agricoltura, i trasporti aerei e terrestri, gli appalti pubblici e la ricerca scientifica. Non c’è l’adesione a Schengen (essendo inclusa nel secondo pacchetto di trattati, sottoscritto nel 2004). Ma se venisse a cadere uno dei due pilastri (i bilaterali I del 1999 e quelli del 2004) della cooperazione Svizzera-Ue, uno o più paesi dell’Unione potrebbero denunciare la Confederazione. Facendo decadere quindi gli accordi del 2004. Intese raggiunte in anni di negoziati. Che verrebbero così a decadere costringendo le parti a rinegoziarle. «Il nostro paese ricadrebbe in un isolazionismo pericoloso tornando indietro di 20 anni» commenta Manuele Bertoni, presidente del partito socialista del Canton Ticino. La consultazione è stata promossa da un comitato che comprende forze politiche eurocettiche dell’estrema destra come i Democratici Svizzeri, la Lega dei ticinesi e i giovani dell’Udc (il primo partito della Confederazione che alle ultime elezioni federali ha ottenuto il 27% delle preferenze). Nella formazione di Christoph Blocher inizialmente aveva prevalso il si alla proroga dei bilaterali. Lo scorso 29 novembre però, all’assemblea del partito, la maggioranza dei delegati si è ufficialmente schierata per il no. Il cambio di rotta arriva dopo mesi di discussione all’interno del partito. L’Udc inizialmente è contraria solo all’estensione degli accordi di libera circolazione a Romania e Bulgaria. L’apertura dei confini ad Est, per i conservatori, farebbe aumentare l’immigrazione. E di conseguenza la criminalità e il dumping salariale. Per questo motivo, qualche mese fa, quando il Parlamento deve votare il rinnovo dei patti sulla libera circolazione e la sua estensione a Romania e Bulgaria, il partito fa pressione per votare due provvedimenti diversi. In modo da chiedere il referendum solo sulla seconda parte. Ma alla fine il Parlamento decide di votare un solo decreto. L’Ue – questa l’argomentazione – difficilmente potrebbe accettare una clausola discriminatoria verso due suoi paesi membri (che non fanno tuttavia ancora parte dell’area Schengen). L’Udc, che è anche un punto di riferimento per una parte del mondo dell’imprenditoria, si trova con le mani legate. L’ala economica infatti non vuole mettere in discussione i bilaterali (che contengono anche intese di carattere commerciale, vitali per molte imprese). Perciò solo i giovani del partito (più sensibili ai temi populisti) aderiscono al comitato promotore del referendum. Insieme ad altre forze dell’estrema destra come i Democratici Svizzeri e la Lega dei ticinesi. Ai primi di ottobre il comitato presenta 51941 firme valide per il Referendum (appena sopra la soglia minima di 50mila). E qui c’è il colpo di scena. Il partito di Blocher, inizialmente diviso, si è schiera apertamente per il no all’assemblea del 29 novembre. La scelta di campo è pesante, considerando il fatto che l’Udc è la prima forza politica del Paese . Cavalcando i temi dell’euroscetticismo e del contrasto all’immigrazione, il partito è passato in pochi anni dal 9 al 27% dei consensi. Attirandosi l’attenzione della stampa estera per toni piuttosto forti di alcune sue campagne (come quella per l’espulsione degli immigrati che commettono reati). Sull’adesione a Schengen della Svizzera pesa quindi una pesante ipoteca. Anche se la maggior parte dei commentatori è convinta che una vittoria del no sia poco probabile. Tutte le volte che il popolo svizzero si trovato a dire il suo parere sugli accordi bilaterali con l’Unione europea, i favorevoli hanno sempre superato i contrari. «Gli elettori dell’Udc, specialmente gli imprenditori, sono gente molto pragmatica» spiega Davide Vignati, corrispondente da Berna del Corriere del Ticino. «L’Udc non è nuovo a queste campagne referendarie. Ma non sempre i suoi elettori lo seguono in queste sue crociate. Specialmente se si tratta di gente che ha attività economiche che verrebbero fortemente danneggiate da un mancato rinnovo dei bilaterali». Con ogni probabilità quindi vincerà il si. «Ma in ogni caso servirà un’ampia maggioranza per dare un segnale all’Unione Europea della nostra volontà di colaborare». Tra Svizzera e Ue ci sono alcune questioni in sospeso, che sono venute a galla particolarmente in questa fase di crisi economica. Una riguarda il regime fiscale della Confederazione che sta portando sia individui che società a trasferire qui la propria sede legale. Ogni cantone infatti decide autonomamente su questioni fiscali e la Confederazione non può metterle in discussione. Il problema è che si sta scatenando una gara al ribasso tra i singoli cantoni per attrarre capitali dall’estero (non solo dai paesi europei, ma anche dall’Asia). Altra questione rimasta irrisolta poi è quella del segreto bancario. L’Ue chiede di abolirlo da anni, ma finora ha ottenuto solo parziali concessioni.
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Grecia:La bomba sociale
Osservatorio sui Balcani, 12.12.2008
Il premier conservatore Karamanlis ha ordinato alla polizia di starsene sulla difensiva, per evitare che ci scappasse un altro morto. Tuttavia, negli scontri che ormai durano da sei giorni, più di 300 negozi e banche ad Atene, oltre 80 a Salonicco, sono stati presi d’assalto con le bottiglie molotov da parte di una frangia “anarchica” dei manifestanti. La capitale sembra una città bombardata.
Il governo vacilla, anche per le accuse di “immobilismo e debolezza” arrivate dagli stessi ministri di Karamnalis, che già prima della crisi si reggeva su una maggioranza di soli 154 deputati su un totale di 300. L’opposizione chiede elezioni subito.
In questo scenario di rabbia e macerie, abbiamo chiesto una riflessione a Nikos Themelis, uno dei più famosi scrittori greci: la sua trilogia “La Ricerca – La Svolta – L’Illuminazione” ha venduto in patria oltre un milione di copie, in un Paese di dieci milioni di abitanti. Perché Themelis, nato ad Atene nel 1947, è stato anche il braccio destro e portavoce dell’ex primo ministro socialista Kostas Simitis fino alla vittoria dei conservatori nel 2004. Ed è stato lui, dietro le quinte, il maggior fautore della politica dello scongelamento fra Atene ad Ankara. Un protagonista a tutto campo della vita politica e culturale ellenica. Un intellettuale con antenne finissime per i cambiamenti della società.
Si poteva prevedere un’esplosione di simili dimensioni?
Non era mai successa una rivolta di questa portata, dal dopoguerra prima e dalla caduta dei colonnelli a oggi. Le cosiddette frange “anarchiche” finora erano considerate gruppetti isolati di 150-200 persone in tutto. Ora si parla di 3000 individui. A scagliare pietre, ormai, accanto a loro sono gli stessi liceali, coetanei di Alexis, il ragazzo ucciso. Siamo davanti a una nuova realtà. A una delusione generalizzata, che si sfoga nell’ira.
Eppure Alexis non è stato il primo studente ucciso dalla polizia negli ultimi anni: per rimanere nel quartiere “difficile” di Exarchia un altro quindicenne, nel 1985, epoca del governo Pasok (Movimento socialista panellenico), aveva fatto la stessa fine.
Sì, ma ora anni di scandali accumulati hanno raggiunto il colmo. E riguardano ogni aspetto della vita pubblica: l’Istruzione, con una nuova riforma che premia le università private (e chi se le può permettere) a scapito di quelle pubbliche, che diventeranno di serie B. La corruzione: dal 2004 a oggi siamo precipitati dal 47esimo al 56esimo posto nella graduatoria di Transparency International, l’osservatorio internazionale e super partes. E ricordate l’impotenza del governo Karamanlis a gestire, nell’estate 2007, gli incendi dei piromani che hanno ridotto in cenere mezzo Paese, addirittura sfiorando lo stadio di Olimpia?A ciò aggiungiamo la crisi economica, che in Grecia ha preceduto lo scoppio dell’attuale “bolla” finanziaria. La gente è esasperata. Se non fosse stata la morte di un adolescente, la miccia sarebbe stata un’altra. Ma la bomba sociale sarebbe comunque scoppiata.
Lei ha parlato di scandali favoriti non solo dall’attuale governo conservatore di Nuova democrazia, ma anche a quelli del passato. Come le malversazioni di cui si era macchiata l’amministrazione del Pasok, al potere in 23 sui 30 anni di rinata democrazia in Grecia?
Certo. Gli scandali c’erano anche nell’era di Andreas Papandreu, padre di George Papandreu, attuale leader dell’opposizione. Basta ricordare l’incredibile scalata del finanziere Koskotas, che si era mangiato i risparmi di tanti cittadini. O la gestione clientelare delle assunzioni nel pubblico impiego che c’erano allora come oggi. Senza contare che la Grecia, negli anni Novanta, nel mondo si faceva ridere dietro per le imprese di Mimì, la seconda moglie di Andreas Papandreu. Ma durante il governo di Kostas Simitis il Paese aveva ritrovato la propria dignità: siamo entrati nell’euroclub nel 2001, dopo una “cura” economica di lacrime e sangue la cui necessità abbiamo spiegato ai greci, abbiamo organizzato per l’estate 2004 le migliori Olimpiadi della storia dei giochi, migliaia di tecnici e operai hanno lavorato nelle grandi opere come la nuova metropolitana, il ponte di Rio che collega il Peloponneso all’Ellade continentale, per finire la ripresa economica è ripartita anche grazie a nuovi accordi commerciali con i Balcani e la Turchia.
E adesso dove va la Grecia? Pensa che il governo Karamnalis sia arrivato al capolinea?
La fiducia dei greci verso lo Stato è arrivata a un punto di scollamento. Qualsiasi cosa faccia Karamanlis, le ferite sono troppo profonde. Certo, nemmeno l’opposizione è compatta: all’interno dello stesso Pasok ci sono diverse correnti, mentre i comunisti del KKE accusano la Coalizione della Sinistra Radicale “Syriza” di “accarezzare le orecchie” ai vandali in passamontagna nero.
Se dovesse descrivere in un suo romanzo l’attuale dramma greco, che trama sceglierebbe?
Sicuramente non parlerei delle saghe politiche familiari che occupano da decenni la storia ellenica: a sinistra la dinastia Papandreu, a destra quella dei Karamanlis (l’attuale premier è nipote dell’omonimo zio Kostas Karamanlis, il primo ministro che avviò la stagione della rinata democrazia dopo la caduta dei colonnelli ndr.) e dei Mitsotakis (l’attuale potente ministra degli Esteri Dora Bakojannis, di cui si parla per un eventuale cambio della guardia con Karamanlis, è figlia dell’ex premier di centro destra Kostas Mitsotakis, al potere dal 1990 al 1993 ma parlamentare fin dagli anni Sessanta). Queste cose non interessano ai greci: a loro, più che un cognome, importano i risultati di una gestione governativa. Se dovessi scrivere un romanzo, mi soffermerei su una famiglia qualsiasi, di quelle che in questi giorni assistono attonite agli scontri e alle devastazioni, e magari fanno fatica a pagare il mutuo e a mettere insieme il pranzo con la cena. Forse una famiglia discendente da immigrati greci dall’Anatolia, arrivati per cercare una vita migliore dopo il crollo dell’impero ottomano, come quelle di cui parlo nella mia trilogia. Riflettere sui drammi del passato, fa capire meglio le origini del presente.
12 dicembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | civil rights, Commenti, Democracy, diritti umani, Grecia, human rights, istruzione, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, Storia | disordini sociali, Dora Bakojannis, Grecia, Karamanlis, Kostas Simitis, Movimento socialista panellenico, Nikos Themelis, Nuova democrazia, Papandreu, Pasok | Lascia un commento