Loriscosta's Weblog

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Elezioni in Romania: la sinistra in vantaggio

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Secondo i primi exit poll dell’Istituto Insomar, divulgati dalla tv privata ‘Realitatea’, le elezioni politiche svoltesi oggi in Romania premierebbero i partiti dell’opposizione: in primo luogo il Partito socialdemocratico (Psd) con il 35,9% al Senato e il 31,1% alla Camera, seguito dal Partito democratico liberale (Pdl), vicino al presidente Traian Basescu, con il 31,1% al Senato e il 30,3% alla Camera.

Il Partito liberale (Pnl) del premier Calin Popuscu Tariceanu è, invece, indicato al terzo posto con il 19,1% al Senato e il 20,4% alla Camera.

Quarto posto, col 6,7%, per l’Unione democratica magiari di Romania, finora al governo di minoranza insieme ai liberali.
Sotto lo sbarramento del 5% risulterebbero i partiti nazionalisti Grande Romania (finora in Parlamento) e Nuova generazione (fuori del Parlamento) dell’imprenditore George Becali, patron della squadra di calcio Steaua di Bucarest.

(Susanna Cotugno, 30 novembre 2008)

30 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Elections, Sinistra, U.E., civil rights, diritti umani, elezioni, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, votazioni | , , , , | Ancora nessun commento.

Islanda:arriva “Recession”, il board-game della crisi

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Il sistema finanziario è in crisi, ma in Islanda, Paese travolto dal collasso delle banche nazionali, c’è chi trova il modo di sorriderne e farsene gioco.

Lì, infatti, in questi giorni prossimi al Natale, sta facendo bella mostra di sé sugli scaffali dei negozi “Recession”, gioco da tavolo in cui bisogna destreggiarsi tra fallimenti, pignoramenti e crisi dei mercati. Una sorta di Monopoli al contrario, in cui l’obiettivo non è arricchirsi bensì non perdere tutto.

Tirando i dadi, i giocatori devono muoversi sul tabellone cercando di seguire il percorso della ripresa economica. Non mancano imprevisti e insidie, tra cui la necessità di dover rientrare di corsa da un prestito di una banca straniera, pagare un bond in scadenza o salvare l’impresa dai creditori. E se le cose vanno male sono previste anche le proteste, come manifestare sotto il Parlamento o tirare le uova ai banchieri disonesti.

Il “board-game della crisi” è frutto delle idee di un manager di Reykjavik che ha perso il posto proprio a causa del fallimento della società per cui lavorava. Al momento è venduto solo in Islanda, ma visti i tempi, la casa produttrice non esclude di sviluppare versioni in altre lingue.

(Susanna Cotugno, 30 novembre 2008)

30 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Capitalism, Commenti, Economia, Occidente, civil rights, economy, news from all over the world | , , , | 1 Commento

Referendum in Svizzera:no allo spinello libero e alla pensione anticipata

 

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Il Sole24Ore
Né pensioni anticipate, né spinello libero. Nella tornata referendaria di questo fine settimana sono state bocciate dai cittadini svizzeri le due proposte che più avevano fatto discutere. La depenalizzazione della coltivazione e del consumo di canapa come droga leggera è stata respinta con il 63% di no. L’iniziativa per il pensionamento flessibile ha registrato un 58% di voti contrari.
Ancora in tema di droga, però pesante, ha avuto invece un 68% di sì la proposta di modifica di legge che in pratica recepisce quanto il Governo elvetico già sta attuando da anni, cioè la repressione da un lato e le terapie con somministrazione controllata di eroina dall’altro. Un 51% di sì, inoltre, c’è stato anche per l’iniziativa sulla imprescrittibilità dei reati legati alla pedofilia. I reati di pedofilia potranno dunque essere perseguiti senza limiti di tempo. Un no infine, con il 63%, per la proposta di limitare il diritto di ricorso delle associazioni ambientaliste contro progetti edilizi.

I sostenitori della depenalizzazione della canapa volevano limitare la regolamentazione per togliere spazio alla criminalità che gestisce il commercio di droga leggera, ma la maggioranza degli elettori ha preferito ascoltare la voce del Governo, contro la criminalità ma a favore del mantenimento di una piu’ stretta regolamentazione. Anche sulla droga pesante il Governo ha avuto partita vinta, ma in questo caso contro uno schieramento di destra contrario alle terapie basate sulla somministrazione controllata.
L’Esecutivo elvetico ha vinto anche sul no alla proposta del pensionamento flessibile, avanzata dall’Unione sindacale e sostenuta dall’area socialista. In Svizzera gli uomini vanno in pensione a 65 anni, le donne a 64. La proposta prevedeva la possibilità di avere senza decurtazioni la pensione pubblica (Avs) a partire dai 62 anni. E questo per chiunque avesse un reddito annuo inferiore ai 119.340 franchi (77.495 euro), cioè per la gran parte della forza lavoro. Attualmente è possibile ritirarsi uno o due anni prima dei limiti fissati, ma riscuotendo somme minori ripetto alla pensione piena.
I partiti di centro e di destra si sono opposti all’iniziativa sindacale, ricordando il costo eventuale della riforma, cioè 1,5 miliardi di franchi (circa 1 miliardo di euro) ogni anno per l’Avs. I sostenitori hanno affermato che il costo effettivo era minore e che vi sarebbero stati vantaggi grazie all’immissione sul mercato di nuova forza lavoro. Sino ad alcune settimane fa l’iniziativa per il pensionamento anticipato veniva data come vincente. Poi è cambiato il vento, anche per i timori legati alla incombente recessione.

30 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Elections, Occidente, civil rights, comunicazione, elezioni, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, referendum, votazioni | , , , | Ancora nessun commento.

The Mumbai Attacks

by Justin Podur

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The scale of the attacks is incredible: the Taj, the Oberoi Trident, a major train station (CST), a major hospital (Cama), a cafe that’s favored by tourists (Cafe Leopold), the Jewish center, all in different parts of the city.  Some attackers came by sea, others set off bombs, others just entered buildings or public areas and started shooting.  The people of India’s cities, like Pakistan’s and many others, have suffered many bombings in recent months and years.  There have also been major raids against targets in India, like the December 2001 attack on the Indian parliament in New Delhi.  But so many simultaneous attacks on so many different parts of the city, with gunmen taking hostages in some places, setting off bombs in others, fighting commandos for days in others, is something new and terrifying.  The death toll is already well over 100 and will probably be higher before the end.

The military sophistication is matched by political incomprehensibility.  Very little that is credible is known about who the attackers are and what their motivations could be.  This will continue to be the case for some time, as it is still the case with many of the attacks and bombings of civilians that have occurred in India in recent years.  But if the “Deccan Mujahadeen” whose emails have been released to the public are a real group and are responsible, they will not win themselves any political points with India’s Muslims, who are moving in the opposite direction.  Delhi-based commentator (and friend of mine) Badri Raina earlier this week contrasted the changes happening in the Indian Muslim community with the posture of India’s Hindu chauvinists in the Sangh Parivar:

A remarkable dynamic counter to the re-centralizing, purity-oriented turmoil within the Sangh Parivar is currently at work among India’s Muslims.  A dynamic that I venture bears the promise of defeating the renewed fascistic call of the Parivar more conclusively than anything else in view.

That dynamic, Raina says, has two parts.  On the one hand, a questioning of “social practices supposedly ordained by one clerical authority or the other,” “condemning the killing of innocents especially as un-Islamic”; and on the other, the participation of Muslims “increasingly and in great numbers” in “civil rights activities that seek . . . to reinforce the non-discriminatory exercise of the rule of law.”

While India’s Muslims may be trying to move in one direction, what follows this attack could be dangerous for that community.  After the February 2002 Gujarat pogroms and Godhra massacre, Arundhati Roy wrote about what could happen to India’s Muslims:

Under this relentless pressure, what will most likely happen is that the majority of the Muslim community will resign itself to living in ghettos as second-class citizens, in constant fear, with no civil rights and no recourse to justice.  What will daily life be like for them?  Any little thing, an altercation in a cinema queue or a fracas at a traffic light, could turn lethal.  So they will learn to keep very quiet, to accept their lot, to creep around the edges of the society in which they live.  Their fear will transmit itself to other minorities.  Many, particularly the young, will probably turn to militancy.  They will do terrible things.  Civil society will be called upon to condemn them.

During those Gujarat massacres of 2002, people resisted the police and the mobs that were doing the killing.  In 2004, the BJP were out of power nationally because people did not vote on chauvinist lines.  Some citizens of Mumbai have already said that they will stay together and not allow these attacks to destroy their community.  The political forces that will seek to benefit from this are those who want violence between India and Pakistan and between Hindus and Muslims in India.  The trap these forces have set will fail if these attacks fail to derail the positive movement in South Asia for detente between India and Pakistan and fail to strengthen communalism in India.  That Pakistan is publicly cooperating with India will help, as will the fact that the BJP is not in power today.

29 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Occidente, Oriente, civil rights, diritti umani, human rights, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, religion, religione, terrorismo | , , , , | Ancora nessun commento.

Milton Glaser. Disegno, dunque sono

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“Il disegno è una forma di meditazione, ti costringe a fare attenzione, che è la ragione ultima del fare arte”. Milton Glaser, ottanta anni a giugno, considerato il più grande graphic designer del secolo, ha una voce profonda, degna della sua statura fisica e professionale.

E’ vestito di nero e si muove calmo tra le pareti arancioni del suo studio di Manhattan, accogliente come una casa. E’ un uomo saggio e autorevole, sembra aver rarefatto bisogni, gesti, parole, votandosi spontaneamente ad una sobrietà non esibita. Fa pensare a Giorgio Morandi, di cui è stato allievo a Bologna agli inizi degli anni cinquanta:”Con lui ho imparato una cosa: quello che uno studente può apprendere non è tanto la tecnica, lo stile o un trucco, ma ciò che il maestro è”. Non ha mai scambiato il design per l’arte, di mezzo c’è la committenza, la necessità del compromesso, ma anche la liberazione dall’egocentrismo e dallo stile.

Art is work è il titolo velatamente ironico di uno dei suoi libri, nei quali racconta la genesi dei suoi progetti, il rapporto con i committenti, i ripensamenti, i molti successi e le sconfitte. “E’ fondamentale il brief del cliente, poi mi piace lavorare in fretta, spingo anche i miei studenti a farlo. Ma funziona solo se hai una miniera di informazioni, sensazioni ed esperienze da cui attingere”. Ha fatto di un mestiere una filosofia concreta, concentrata nel decalogo. Glaser è rimasto un artigiano anche dopo la rivoluzione tecnologica:” Il computer è uno strumento pericoloso, non lo tocco mai, amplia la tua idea di forma, ma la può alterare se non è ben chiara nella tua mente prima di cominciare a usarlo. Non serve come strumento di pensiero, cristallizza un’idea troppo velocemente. Però senza di esso non avrei mai potuto fare questo”, dice mostrando un manifesto con una miriade di piccole variazioni di colore.

Il suo modo di lavorare non prevede divisioni di ruolo tra grafica e illustrazione:”Mi sono sempre mosso tra questi due ruoli, perché da illustratore non controlli il tuo lavoro, fai qualcosa che spesso finisce in un contesto sbagliato, con scelte tipografiche che ne trasformano il significato”. Negli ultimi anni il suo lavoro è diventato più chiaro, gli strumenti rigidi hanno lasciato spazio a materiali morbidi, ha sperimentato tecniche che prevedono il caso, l’imperfezione, come se avesse abdicato al controllo totale sulle immagini. Milton ha ballato per cinquanta anni sui confini tra le diverse arti visive disegnando poster per eventi culturali, marchi aziendali, copertine di libri e dischi, caratteri tipografici, quotidiani, arredi per ristoranti, oggetti per l’industria senza mai dare la sensazione di essere un infiltrato. Il suo eclettismo stilistico, che ha affascinato generazioni di graphic designer di tutto il mondo, è un muro invalicabile, impossibile provare a imitarlo su questa strada:”Per un disegnatore il suo prodotto è il suo stile, ma fatalmente passerà di moda. Se vuole continuare a lavorare deve decidere come rispondere allo zeitgeist, lo spirito del tempo.

C’è un saggio di Isiah Berlin, Il porcospino e la volpe, in cui si parla dei diversi modelli di creatività. Il porcospino ha un’unica grande idea in tutta la sua vita, la volpe ne ha tante, non altrettanto totalizzanti. Esistono differenti personalità. Per quanto mi riguarda, sono convinto che votarsi troppo a un unico stile è una perdita di tempo”. Una sua splendida mostra, curata da Cristina Taverna e Andrea Rauch, è in corso al Chiostro di Voltorre, a Gavirate (Va), aperta fino al 18 gennaio 2009. Moltissimi gli originali, dai quali è possibile capire come colora, in che dimensione disegna, che carta usa. E’ intitolata I love NY, dal logo, disegnato (gratis) nel 1977 e diventato famoso il tutto il mondo, che ha anticipato di decenni il linguaggio degli sms. E’ stato appena pubblicato anche il suo ultimo libro, Drawing is thinking, edito in Italia da Nuages:”E’ una melodia composta da immagini invece che da suoni. Ho messo insieme disegni fatti nell’arco di 40 anni, in una sequenza in cui ogni immagine anticipa quello che segue e la mette in relazione a ciò che la precede, come le note in una sinfonia. I disegni che ho scelto hanno delle affinità tra loro, ma non c’è storia, c’è astrazione”.

Nell’intervista che introduce il volume, Glaser dice:” L’interesse che da molto tempo ho per l’ambiguità, deriva dal fatto che i nostri più profondi sentimenti sono raramente suscitati dalla coscienza. Sono affascinato dal fatto che gli attuali studi di neurobiologia suggeriscono che non può esistere alcuna realtà prima che il cervello la crei. Ciò che è più avvincente per me, circa l’atto del disegnare, è che diventi cosciente di quello che stai guardando solo attraverso il tentativo di disegnarlo”. Cosa avrebbe fatto Milton senza il disegno?:
“Non ci ho mai pensato… il cuoco?”.

29 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Culture, arte, comunicazione, cultura, news from all over the world, ricerca | , , , | 1 Commento

Corpo Umano

Simulatore virtuale

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Si chiama eMedTool ed è un interessante simulatore del corpo umano. eMedTool elabora immagini che derivano dal progetto “The Visible Human Project”, un atlante di Bio-Immagini Digitali del corpo umano, che comprende oltre 20 mila immagini. Arrivati sulla pagina principale di eMedTool è possibile scegliere, dalla colonna di sinistra, tra “Regional Models” o “Systemic Models”. Dopodiché si potranno visionare alcuni modelli ossia delle sezioni virtuali di un corpo umano, cliccando su uno di essi verrà ad aprirsi una finestra con la parte da noi selezionata. Con l’ausilio del mouse, intervenendo direttamente sull’immagine, sarà possibile sezionare il modello o ruotarlo in orizzontale.
I Link :
eMedTool
The Visible Human Project

28 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Culture, comunicazione, cultura, informatica, news from all over the world, scienza | , , , | Ancora nessun commento.

YouTube 16:9

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La possibilità di caricare i propri video in 16:9, quindi in formato “largo” widescreen, è ora una realtà. YouTube, infatti, oltre al classico player 4:3, dà l’opportuntià di scegliere se visualizzare i propri filmati secondo il formato widescreen, come i più moderni schermi che molti possiedono. Nel blog ufficiale della piattaforma viene spiegato che ingrandire lo schermo fino a farlo misurare 960 pixels, è una decisione presa per migliorare la qualità dei video che vengono creati e quella degli schermi che vengono guardati.

28 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, comunicazione, informatica, news from all over the world, technology, tecnologia | | Ancora nessun commento.

Referendum in Groenlandia: sì all’autonomia

Il popolo Inuit sceglie la strada dell’autodeterminazione

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La Repubblica

Nascita annunciata di una Nazione tra i ghiacci e il freddo del Grande Nord. Il sì all’autonomia estesa, che vuol dire procedere passo dopo passo verso l’indipendenza, ha stravinto col 75,5 per cento dei voti al referendum tenutosi in Groenlandia.

Il referendum proponeva ai 39mila elettori (su appena 55mila abitanti dell’immenso territorio, tre volte la Francia) di ampliare in modo decisivo l’autonomia dalla madrepatria, cioè il regno di Danimarca, e di riconoscere inequivocabilmente il diritto dei groenlandesi all’autodeterminazione. Cioè ad andare passo per passo all’indipendenza. La terra resa famosa da antichi documentari in bianco e nero, dalle avventure degli esploratori polari e poi dal bel film “Il senso di Smilla per la neve”si è dunque decisa alla svolta. Con un’alta partecipazione al voto: il 72 per cento degli aventi diritto si è recato alle urne. Di fatto adesso potrebbe nascere passo dopo passo il primo Stato eschimese al mondo.
       
L’attesa era grande, sia nella piccola Nuuk, la capitale dell’immenso territorio autonomo danese, sia nella prospera Copenhagen. Ma quasi tutti prevedevano una vittoria del sì: e la volontà di arrivare step by step all’indipendenza è condivisa dai groenlandesi, che sono per il 90 per cento Inuit, cioè in sostanza di ceppo eschimese, sia dall’opinione pubblica in Danimarca.

La posta in gioco, dopo la vittoria del sì, è alta: dal sistema di amministrazione autonoma, chiamato Hjemmestyre, in vigore dal 1979, si passerà ora al Sjelvstyre, cioè un vero e proprio autogoverno. La regina di Danimarca resterà capo dello Stato, e il ricco regno scandinavo manterrà le responsabilità della politica estera e della Difesa. Punto quest’ultimo particolarmente importante: gli stessi indipendentisti groenlandesi ci tengono ad avere anche in futuro l’assicurazione sulla vita dell’ombrello protettivo della piccola ma moderna reale aviazione danese e della marina del regno (membro della Nato) su di loro. Specie perché la Groenlandia secondo prospezioni e indagini geologiche e scientifiche possiede (nel suo suolo e nelle sue acque territoriali) materie prime che fanno gola a molti, e non ha assolutamente i mezzi per dotarsi di sue forze armate.
       
Comunque, il lungo addio al regno di Amleto sarà un passo decisivo. I groenlandesi acquisteranno la sovranità e la piena responsabilità nella polizia, nella giustizia, nella gestione delle prigioni. E il groenlandese, una lingua di ceppo eschimese, diverrà lingua ufficiale.
       
I groenlandesi indipendentisti – gente moderata di scuola scandinava, non separatisti arrabbiati – sperano comunque che con l’indipendenza passo per passo la loro Nazione abbia da guadagnarci. Il nuovo accordo con la Danimarca che entrerà il vigore il 21 giugno 2009 prevede che i proventi dell’estrazione del petrolio (si spera in grandi giacimenti) vadano per i primi 12 milioni di dollari ogni anno alla Groenlandia, e per ogni cent successivo siano divisi a metà tra Groenlandia e Danimarca. In cambio la Danimarca si libererebbe dall’obbligo di versare le sovvenzioni che, pagate dai suoi contribuenti, attualmente mantengono in vita la Groenlandia, e che ammontano a 3,2 miliardi di corone, cioè circa 588 milioni di dollari, ogni anno.

Ma i groenlandesi sono anche razionali, sanno a quali difficoltà vanno incontro: il 90 per cento delle entrate vengono dalla pesca, il resto dal turismo, le sovvenzioni danesi sono ancora oggi irrinunciabili. Alto tasso di povertà e gravi problemi di alcolismo, l’assenza di un sistema di scuole superiori, sono sfide minacciose. Per cui senza appoggiarsi all’aiuto di funzionari pubblici e università danesi la nuova Nazione da sola non potrà farcela. Ma sarà comunque il primo Stato eschimese al mondo, lassù tra il Nordeuropa, l’Artico e le coste canadesi.

28 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Costituzione, Elections, elezioni, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, referendum, votazioni | , , , , , | Ancora nessun commento.

Gravità Zero

 
e-book scientifici gratis 

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I Link :
Gravità Zero 

Gravità Zero è un corporate blog che si occupa di divulgazione scientifica: un valido strumento che cerca di eliminare quella distanza tra chi fa ricerca e il grande pubblico. Un blog che da una parte si rivolge ai ricercatori, agli insegnanti, ai giornalisti e a coloro che svolgono la professione di divulgazione scientifica, che troveranno qui consigli e metodi per “comunicare al meglio le proprie ricerche”. Ma anche a giovani e appassionati che troveranno un modo particolare di approfondire la conoscenza del mondo fisico che li circonda sotto un’ottica del tutto innovativa e stimolante. Gravità Zero ha deciso di mettere a disposizione online, del tutto gratuitamente, una serie di e-book scientifici. Il primo volume è “Oltre la frontiera quantistica”. Gli e-book si possono richiedere gratuitamente a redazione@gravita-zero.org.

25 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | Commenti, Culture, Online media, comunicazione, cultura, informatica, istruzione, news from all over the world, ricerca, scienza, scuola, technology, tecnologia | , , | 1 Commento

Elections in Venezuela:Chavez’s governing party wins

Chávez Supporters Win 17 out of 23 Venezuelan States, But Lose 3 Most Populous
by Gregory Wilpert

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November 23, 2008 — President Hugo Chavez’s governing party, the United Socialist Party of Venezuela (PSUV), got mixed results in the regional and local elections, winning strongly in 17 out of 23 states, but losing the country’s two most populous states and the Capital District of Caracas, with two more states still to be decided.
At midnight Venezuelan time, about eight hours after the first polls closed, the president of Venezuela’s National Electoral Council (CNE), Tibisay Lucena, announced the results of the regional and local elections, with 95% of the vote counted.

 

According to Lucena, participation had reached an unprecedented high for a regional vote, at 65.45%.  Over 17 million voters were registered, which is several million more than in the last such election four years ago.  As a result, lines tended to be long and many polling places had to remain open far longer than the official closing time of 4pm.
Chávez’s PSUV lost the governorships of the two most populous states, Miranda and Zulia, and the mayor’s office of greater Caracas, which will be a significant blow to Chávez and his movement.
The perhaps greatest surprise is the upset victory, with 52.45% of the vote, of opposition leader Antonio Ledezma, of the Brave People’s Alliance, in greater Caracas.  Ledezma once was governor of the city, from 1992 to 1995, when it was an appointed office.  He was then elected as mayor of the city’s main municipality of Libertador in 1995.  Ledezma is considered to be an integral part of the country’s old political guard, given his ties to former President Carlos Andrés Pérez.
His challenger this time around was Aristóbulo Isturiz, also a former mayor of Libertador, and former education minister for Chávez.  Isturiz is one of the few Afro-Venezuelan politicians of Venezuela with national name recognition.
The other upset victory is in the state of Miranda, one of the country’s most populous and wealthiest states, where Henrique Capriles Radonski won with 52.56% of the vote, against Diosdado Cabello, the incumbent governor and close confidant of President Chávez.  Capriles was able to win on the basis of his success as mayor of the upper-class Caracas municipality of Baruta, against Cabello’s relatively poor performance in Miranda.
Finally, the third key opposition victory was in Zulia, where Pablo Pérez, the right-hand man of current governor and opposition leader Manuel Rosales, beat Gian Carlo Di Martino 53.6% to 45.0%.  Zulia is another relatively wealthy state with some of the country’s main oil deposits and the largest population.
Another opposition win was in the state of Nueva Esparta, which is mainly the tourist island of Margarita, and which was generally an expected opposition victory.
States where the opposition might still win include the industrial state of Carabobo, where the former opposition governor Henrique Salas Feo is running against PSUV candidate Mario Silva, who is the former host of the satirical talk show “The Razor Blade.” The other state for which no result has been announced is the border state of Táchira, on the Colombian border.
The 17 states where Chávez’s candidates won, they managed to do so often by beating both the opposition candidates and dissident Chávez supporters.  For example, PSUV candidate and former communications minister William Lara beat, with 52.1% of the vote, Lenny Manuitt, the daughter of the former pro-Chávez governor in Guarico state.
The Process
Whilst it was aimed to have voting centers closed by 4pm, the president of the CNE, Tibisay Lucena, said that they would remain open as long as there were voters in waiting in line to vote.  Some opposition leaders, including Julio Borges from Justice First party, Henry Ramos from Democratic Action and Ismael García from We Can, denounced the extension of voting hours and threatened not to recognize the results.
By 9pm, according to the chief of the Strategic Operational Command (CEO), General Jesús González, more than 50 people had been arrested and 106 detained for various electoral crimes.  Other than that voting was considered to have proceeded very normally and calmly.
Gonzalez said the vast majority of the crimes were destruction of electoral material, and for distributing political pamphlets.  A large proportion of the violations were for tearing up the voting receipt.
In the state of Anzoategui a group of people on motorbikes removed two rifles from militia acting as part of Plan Republic, aimed at protecting the voting center.
Chávez Congratulates Nation
In a late-night address to the nation, President Chávez congratulated the Venezuelan people for having participated in the electoral event in a “civic and joyful” manner.
The event “ratifies” Venezuelan democracy, but not like the “democracy before” his election to the presidency, which “belonged to the elites,” said Chávez.
Chávez also conceded defeat in the state of Miranda and of the capital district, asking, “Who can say that there is a dictatorship in Venezuela?  Well, perhaps some will continue to say so.”
However, he highlighted that of the 17 governorships his party had won, eight of these it won with about 60% of the vote and the others with about 10% difference to the closest rival.  Also, his party garnered about six million votes, which represents a significant development for his recently formed party, the PSUV.
This result for the PSUV compares to the approximately four million votes the opposition obtained, according to PSUV vice-president Alberto Müller Rojas, and thus maintains the ratio of previous elections (except last year’s constitutional reform referendum, which was barely lost 51-49), of more or less 60-40 in favor of Chavez’s Bolivarian movement.
For Chávez, “The construction of socialism in Venezuela is ratified and now we will now take charge of deepening it.”

24 Novembre 2008 Pubblicato da susannacotugno | America Latina, Commenti, Costituzione, Elections, elezioni, news from all over the world, opinioni politiche, politica, politics, votazioni | , , , | Ancora nessun commento.